Ha scritto di Salvatore Girgenti:

Vladimiro Zocca

Paesaggi della natura immersi nel silenzio della solitudine

I pennelli colorati di Salvatore Girgenti ci lasciano scenari di terre, di mari, di costoni rocciosi, dove l’unico segno di vita è quella vegetativa degli alberi, delle erbe selvatiche e degli sterpi, che allontanano, quasi sepolta da un tempo arcaico, la presenza dell’uomo.

Anche la memoria sembra essersi assentata, anche se poi ne avvertiamo i segni come una “memoria qualsiasi” di un “esserci stato” dell’artista che, nonostante tutto, vuole vedere nella natura il senso della nostra umanità.

Se la natura sembra non rispondere alle sollecitazioni liriche del pittore-poeta, tuttavia non può sottrarsi al farsi tramite fra l’esserci e l’essere dell’artista, aprendogli il bisogno di sentire e di percepire il mondo materiale del dipingere, anche se l’oggetto dell’arte, nella tensione della sua figurazione pittorica, tocca i margini del dolore.

Allora gettare tratti di colore sulla tela diventa, inevitabilmente, la ricerca di una realtà dolorosa dell’uomo che non vuole arrestarsi allorché incontra il nocciolo irriducibile della natura sul limitare opaco dell’irraggiungibile essenza della materia.

 

Aprile 2005

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