Alessandro Castellari

In ricordo di Salvatore

Carissima Carmela,

scrivo queste righe in ricordo di Salvatore nel giorno in cui sto preparando un incontro seminariale sulla “cura delle parole”. Tu li conosci bene i miei seminari: li frequenti ora alla “Scuderia” di Piazza Verdi, li frequentavi qualche anno fa insieme a Salvatore alla “Sirenella”, una Casa del Popolo del quartiere San Donato. La passione civile che ora ti muove è la stessa che allora vi muoveva insieme.

Ho davanti a me sul tavolo dello studio il catalogo delle opere di Salvatore, quello curato da Giovanna Mauro, e le Lezioni americane di Italo Calvino. Sto scoprendo che esiste una relazione per me importante fra i due libri.

Quando Calvino dice: “Alle volte mi sembra che un'epidemia pestilenziale abbia colpito l'umanità nella facoltà che più la caratterizza, cioè l'uso della parola, una peste del linguaggio che si manifesta come perdita di forza conoscitiva e di immediatezza, come automatismo che tende a livellare l'espressione sulle formule più generiche, anonime, astratte”, ecco, mi sembra che la vita di Salvatore, che l'opera poetica e pittorica di Salvatore abbiano creato per noi anticorpi preziosi contro questa peste: la sua passione per le cose belle e civilmente utili coltivata già nei difficili anni palermitani, il suo impegno di insegnante, la sua frequentazione di Danilo Dolci e Leonardo Sciascia, quelle sue poesie evocanti fiumare, ciottoli, conchiglie e voli di gabbiani, quella sua pittura così fortemente materica e così radicata nel suo Mediterraneo.

Mai in lui c'è stata genericità e astrattezza. Sempre invece quel segno vivo speso per curare “la peste del linguaggio”, per curare il mondo.

Con affetto per te e vivo ricordo di Salvatore,

Alessandro Castellari