Salvatore Girgenti nasce a Lercara Friddi, in provincia di Palermo, nel 1921 da Mario, ferroviere, e Chiara Spadaro, proveniente da una famiglia della piccola borghesia cittadina. Terzo di sette figli, Salvatore cresce insieme alle due sorelle minori, Liliana e Michela; le altre tre sorelle e un fratello purtroppo si spengono ancora in tenera età.
All’età di otto anni inizia la sua carriera scolastica; delle sue doti intellettive si accorge lo zio paterno, Francesco, che non avendo figli lo segue e lo indirizza negli studi. Riesce anche a trasmettergli l’amore per l’arte e per il grande patrimonio artistico che la sua terra offre. In seguito, ultimato il ciclo di studi delle scuole medie, lo indirizza alla frequenza del liceo ginnasio.

Durante il primo anno di frequenza liceale, Salvatore si ammala di tifo, epidemia che colpì Palermo in quegli anni, e sfortunatamente non riesce a completare l’intero anno scolastico. Solo dopo un lungo periodo di grave malattia, tra la vita e la morte, si ristabilisce completamente.
Con grande fatica, riprende gli studi classici, ma costretto da condizioni economiche non favorevoli a supportare la famiglia, lavora come operaio durante la notte e studia di giorno, finché consegue il diploma presso il Liceo Classico Umberto di Palermo.
La grande forza di volontà, ma nello stesso tempo la voglia di esprimersi e di creare diventano i principi a cui s’ispira il giovane Salvatore, sostenuto dall’amore e dalla passione per la letteratura e per l’arte, che in seguito lo porteranno alla produzione di opere di alto valore estetico, sia in un campo che nell’altro.
A influenzare la sua passione per l’arte è sicuramente il mestiere dello zio Francesco e della sua attività di decoratore; spesso gli chiede di accompagnarlo nei grandi saloni delle principali case nobiliari e alto borghesi della città. Lo stesso zio è fonte d’ispirazione nell’amore per la letteratura, grazie alla sua cospicua biblioteca, ricca di libri preziosi che Salvatore era libero di consultare in qualsiasi momento e che poi erediterà.

Nel 1941 viene chiamato per assolvere gli obblighi di leva e parte per la guerra. Imbarcato sulla Regia Nave Vittorio Veneto, vive il fronte africano e, vivendo un’assai affannosa esistenza, si ammala di pleurite tubercolare.
Trascorre gli ultimi due anni della guerra nel sanatorio di Ragusa, in Sicilia, vivendo giorni di grande tristezza perché molti dei suoi compagni muoiono a causa della malattia. Durante il ricovero, trascorre il tempo leggendo e scrivendo molte delle sue poesie. Alla fine della II Guerra Mondiale, finalmente torna a Palermo.
Ma le guerre non finiscono quando si spara l’ultimo colpo, si uccide l’ultima persona o si firma un trattato di pace, finiscono quando s’inizia a ricostruire la propria vita devastata. Le guerre lasciano in eredità effetti di lungo periodo, violenze che sembrano non potersi fermare, ferite materiali e psicologiche difficili da rimarginare.

Nel gennaio 1947, viene assunto dalla ditta Trezza, appaltatrice di dazi e imposte di consumi, ma nonostante il suo impegno non riesce a fare carriera in quanto sindacalista CGIL.
Nello stesso anno, lavorando durante i turni di notte, s’iscrive a Lettere Classiche, presso l’Università degli Studi di Palermo e, dopo cinque anni, superando difficoltà e grandi sacrifici, consegue la laurea in Lettere con la guida di Paolo Alatri, di cui sarà assistente volontario per alcuni anni.
Ancora affamato di cultura, nel 1953, concluso il primo corso di laurea in Lettere, s’iscrive al quarto anno della Facoltà di Filosofia e Pedagogia, nella stessa Università palermitana e si laurea per la seconda volta, con Lamberto Borghi, di cui sarà assistente volontario per alcuni anni.

Lavora con il sociologo, poeta, educatore e attivista della non violenza Danilo Dolci, il “Gandhi italiano”, continua il lavoro daziario e, nel frattempo, a partire dal 1960, è anche vicino al gruppo degli intellettuali di “Labor Amor Labor Semper”, rivista bimestrale fondata e diretta da Cosmo Crifò.
Nel primo numero dello stesso anno pubblica la poesie dal titolo Gli occhi e un articolo sul film La corazzata Potemkin; nel primo numero del 1961, divulga la poesia Frammento e sulla rubrica Fatti problemi e opinioni dello stesso numero presenta un articolo sul film di Michelangelo Antonioni La Notte.

Poeta e intellettuale, Salvatore Girgenti, lavora nella casa editrice Einaudi, insieme a Leonardo Sciascia.

Nel 1965 incomincia a insegnare. La prima supplenza è al Liceo Classico Umberto, dove insegna Storia e Letteratura, prima a Palermo e, in seguito, a Bologna, città dove ha vissuto i suoi ultimi quarant’anni.

A quasi cinquant’anni, durante una passeggiata pomeridiana per le vie di Palermo, viene attratto da un negozio di articoli di belle arti e, senza esitazione, entra e compra una scatola completa di pennelli e colori. Incomincia a dipingere da autodidatta e le sue prime opere significative vedono la luce nel 1970.

Nel 1974 si trasferisce a Bologna con la moglie e le due figlie, Chiara e Angela.

Vive fino al 2010 in un attico a San Lazzaro di Savena (BO), immerso in un grande parco. Da lì lo sguardo può spaziare tra colline e un’enorme distesa di verde, un immenso paesaggio ricco di vegetazione.
Nel paese collinare svolge un’intensa attività artistica, dipingendo numerosi paesaggi che, secondo
Alfredo De Paz, rappresentano il “paesaggio occidentale, in un percorso che dai romantici giunge fino alle avanguardie storiche. [...] il nostro Artista, nel dare piena autonomia – nei modi propri del suo linguaggio – a tale genere pittorico, tematizza, attraverso le sue descrizioni naturalistiche, una fenomenologia di stati d’animo che rimandano non solo all’ambito della propria sfera esistenziale, ma toccano altresì caratteristiche più universali riguardanti il rapporto di ognuno di noi con l’ambiente in cui vive, con il contesto naturale e con dimensioni originarie che fondano la sua stessa vita”.

A ottant’anni sente il bisogno di partecipare alla prima mostra e nel 2000 aderisce alla prima collettiva presso la Galleria d’Azeglio a Bologna.
Nel 2001 allestisce la prima personale nella Sala di Città del Palazzo Comunale di San Lazzaro di Savena (BO). Fra le innumerevoli esposizioni del 2007, una personale viene presentata anche negli Stati Uniti (Jolly Hotel Madison Towers, New York).

Non si è più fermato, ha dipinto fino a dieci giorni prima di morire, dicendo: “Ho ancora dieci idee in testa”.

Numerosi i riconoscimenti della critica: Manuela Bosi, Augusto Carrera, Alfredo De Paz, Sergio Dalla Val, Piero Longo, Giovanna Pascoli Piccinini, Pietro Quartani, Anna Maria Ruta, Anna Spadafora, Fabrizio Valletti S. J. e Vladimiro Zocca determineranno l’immagine ufficiale non più messa in discussione.

La sua ultima mostra risale all’11 settembre del 2010, Contemporaneamente modi, luoghi, identità, alla Galleria d’Arte Gnaccarini di Bologna.

Salvatore Girgenti sin da ragazzino si era dedicato alla scrittura di versi, attività che è gradualmente andata diminuendo dal momento in cui ha cominciato ad esprimersi con il pennello.
Firma la sua ultima tela nel mese di aprile
2010, poco prima di finire i suoi giorni il 10 maggio, in un istituto di convalescenza a San Lazzaro di Savena (BO), accanto alla moglie Carmela.


Giovanna Mauro

Le radici del Maestro Salvatore Girgenti

di Giovanna Mauro
1950
1976
2006